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Recensione del libro “L’ecologia dei conservatori” di Nicola Procaccini - Terra dei Figli Blog
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Recensione del libro “L’ecologia dei conservatori” di Nicola Procaccini

Recensione del libro “L’ecologia dei conservatori” di Nicola Procaccini

Nota introduttiva: chi è il recensore

La recensione che segue porta la firma di Dante Maffia, una delle voci più riconoscibili della letteratura italiana contemporanea. Nato a Roseto Capo Spulico, in Calabria, il 17 gennaio 1946, Maffia è poeta, romanziere, saggista e critico letterario; vive a Roma, ma non ha mai reciso il legame con la sua terra d’origine, che torna spesso nelle sue pagine come paesaggio dell’anima e come misura morale.

Esordisce nel 1974 con la raccolta di versi “Il leone non mangia l’erba”, accompagnata dalla prefazione di Aldo Palazzeschi: un debutto che gli vale subito la stima di maestri come Mario Luzi, Giorgio Caproni, Natalia Ginzburg, Giacinto Spagnoletti e Dario Bellezza. Da allora la sua produzione si è dispiegata con coerenza e ampiezza, attraversando la poesia in lingua e in vernacolo calabrese, il romanzo, il racconto, la saggistica e la critica militante. Tra i suoi titoli figurano “Caro Baudelaire”, “La castità del male”, “Lo specchio della mente”, “La biblioteca d’Alessandria”, “Al macero dell’invisibile”, “Il romanzo di Tommaso Campanella”, “Mi faccio musulmano”, “Milano non esiste” e “La casa dei falconi”. Le sue opere sono state tradotte in numerose lingue.

Ha svolto attività di ricerca e di insegnamento presso la cattedra di letteratura italiana del professor Luigi Reina all’Università di Salerno; ha fondato la rivista “Il Policordo” e diretto “Polimnia”, ed è stato a lungo collaboratore del quotidiano “Paese Sera” come critico letterario.

Il suo cammino è stato scandito da molti riconoscimenti: il Premio Nazionale Rhegium Julii per la poesia (1984 e 2007), il Premio Stresa di narrativa nel 1997 per “Il romanzo di Tommaso Campanella”, il Premio Corrado Alvaro nel 2010 e il Premio Alda Merini nel 2014. Nel 2004 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli ha conferito la medaglia d’oro ai benemeriti della cultura; il 10 dicembre 2010, a Palazzo Chigi, ha ricevuto da Gianni Letta il Premio Giacomo Matteotti per la Letteratura Italiana per il romanzo “Milano non esiste”. Lo scrittore è stato candidato al Premio Nobel per la Letteratura dalla Regione Calabria.

Quando Dante Maffia decide di soffermarsi su un libro, lo fa con la generosità del lettore che sa riconoscere il valore di un’opera e con la lucidità del critico che non si lascia condizionare dalle mode. Per questo accogliere le sue pagine sul libro di Nicola Procaccini, “L’ecologia dei conservatori”, è per me un onore: la sua lettura impegna a pensare, ci consegna un punto di vista alto e ci ricorda, ancora una volta, quanto la buona letteratura — anche quando si fa critica — sia un atto di cura verso le idee e verso le persone.

Claudio Rotunno

www.terradeifigli.it

NICOLA PROCACCINI, L’ecologia dei conservatori – Il ritorno al sacro della natura,  con la Prefazione di Giorgia Meloni, 2026, Roma . Cesena, Giubilei Regnani Editore, pp. 213,
 
Finalmente un libro utile. Ormai siamo sommersi da troppa cartaccia vuota e banale e quindi avere tra le mani un’opera che tenta “Il ritorno al sacro della natura” mi convince, se ce n’era bisogno, che non tutto è perduto, che se apriamo gli occhi possiamo ancora trovare i rimedi giusti per non andare alla deriva.
L’argomento che Nicola Procaccini tratta è tra i più  scottanti e più interessanti del momento (sia chiaro però che l’ecologia è argomento perenne e universale) e proprio perché è sacrosantamente vero che non siamo padroni della natura ma soltanto custodi, come viene sottolineato da Giorgia Meloni nella Prefazione.
E’ da qui che bisogna partire, ma soprattutto dal fatto che l’ecologia dei conservatori difende l’identità anche dei luoghi e quindi nessuno la può  ridurre, e ci si prova costantemente, a espediente politico  elettorale, oppure peggio, a diversivo ingannevole e accattivante che coinvolge tutti e  quindi è facilmente riportabile a battaglie che si sono fatte per ragioni estranee o vagamente legate alle problematiche nella loro dimensione dirompente.
Nicola Procaccini ha il dono di saper porgere ogni cosa con semplicità e
naturalezza e ciò rende il lettore sempre più interessato alla storia che viene fatta, indirettamente, di tutto ciò  che sono state le intenzioni e le battaglie. Battaglie quasi sempre organizzate con digressioni o intenzioni non sempre pulite e con implicazioni che finalmente non sembrano fenomeni di filosofia infernale e oscura, perché raccontati per  quelli che sono, senza aggiunte e senza sconvolgimenti di carattere ideologico.
Non nascondo che meraviglia la capacità di Procaccini nell’aver saputo coordinare tutti, ma proprio tutti i dettagli e le divaricazioni che ogni volta hanno aggredito o smussato o deviato l’argomento. Appare dunque chiaro che finalmente il  quadro ha la sua realtà obiettiva e su questa bisogna adesso convergere attenzione e impegno, in modo che non resti, ancora una volta, una campana suonata a vuoto.
L’Indice del libro non è dettagliato, sono riportati soltanto i capitoli e non le tante suddivisioni in capitoli che affrontano gli obiettivi nella loro peculiarità. E bisogna dirlo, senza diventare uomo di parte, vengono citati anche “Gli errori della destra”. Insomma non si è trascurato nulla e Procaccini addirittura conclude con una poesia di  Pier Paolo Pasolini, a dimostrazione che a lui preme fare luce obiettiva e non persistere sul ”clamoroso errore” del Green Deal.
Con molta umiltà il nostro autore, nelle “Conclusioni”, afferma di aver voluto “descrivere senza pretese di esaustività i tratti generali dell’ecologia dal punto di vista dei conservatori. Tradizionalista  e innovatrice, pragmatica e trascendente, semplice e profonda”.
C’è riuscito perfettamente e direi con esaustività, e quelle che apparentemente sembrano delle divagazioni, sono invece la dimostrazione che l’ecologia  dei conservatori è una realtà ben definita e finalmente intesa nella sua essenza. Non è casuale che ci siano citazioni e riferimenti costanti e proprio per documentare che la questione deve finire di essere di parte e deve coinvolgere tutti. Non è una trovata, infatti arriva disinvoltamente ad affermare: “Ho  sempre preferito gli idealisti agli indifferenti. Pure  quando sbagliano. Ci sarà tempo per maturare in riflessività  e saggezza e per mettere a fuoco le analisi e le soluzioni”.
Un politico capace di simili affermazioni va seguito e condiviso, va portato ad esempio per mostrare ai disillusi e ai furbetti che quando le battaglie sono concrete e investono l’umanità non bisogna trincerarsi in un simbolo. Ecco perché Procaccini non si preoccupa di dare la sua interpretazione negativa su Rousseau, sempre e da tutti osannato,  e dichiara la sua adesione a un Papa come Bergoglio che può dare interpretazioni diverse, ma che ha saputo guardare alla natura in modo serio e concreto.
Si noti che “L’ecologia dei conservatori” non si muove esclusivamente per argomenti e per sillogismi, ma porta anche esempi di attività che personalmente ha visitato e che sono la dimostrazione di un processo ormai fuori dalle intemperie esclusivamente di carattere teorico. Si legga il capitolo “Un’altra storia di innovazione, rispetto della natura, e malagiustizia, a partire da pagina 142 in cui viene detto che “L’idea dei fratelli Martena fu geniale”.
Insomma, siamo al cospetto di un uomo illuminato, che sa discutere anche delle ere che aggrediranno,  forse, l’umanità ( io ho avuto i brividi leggendo il capitolo “Non esiste una temperatura giusta della Terra, ma quella giusta per noi).
E’ proprio vero, una volta tanto il risvolto di un’opera annota la verità: “Un libro polemico e visionario, che mira a restituire alla parola ecologia il suo significato più autentico: la cura della nostra casa, senza rinunciare alla libertà”.
Un libro che sarebbe piaciuto  sicuramente a Tommaso Campanella, che molti hanno dimenticato, si tratta dell’autore de “La città del sole”.
 
DANTE MAFFIA

La Redazione